Lanciata una proposta che potrebbe modificare completamente il volto delle pensioni: smettere di lavorare a 61 anni. Una grande gioia per i lavoratori. A proporre questa modifica del sistema previdenziale ci ha pensato Mette Frederiksen, primo ministro danese, che vorrebbe introdurre questa importante novità per 38.000 persone che potranno andare in pensione a 61 anni entro il 2022.

Attualmente la Danimara ha un sistema previdenziale che prevede che l'età media di pensionamento sia di 67 anni. L'età della pensione dovrebbe aumentare a 68 anni nel corso dei prossimi 10 anni. Stando alla nuova riforma annunciata, chi avesse lavorato per 42, 43 o 44 anni potrà vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione uno, due ma anche tre anni prima. Stando alle prime stime stilate dal governo danese, dovrebbero essere almeno 38.000 le persone che potrebbero usufruire delle pensione anticipata entro il 2022. Cifra che dovrebbe aumentare a 49.000 entro il 2025.

Pensione in anticipo: quando godersi la famiglia è un diritto!

Per chi è pensata questa importante riforma delle pensioni? Il nuovo piano previdenziale è rivolto a quelle persone che stanno svolgendo dei lavori fisicamente impegnativi, ma che comunque si stiano avvicinando all'età della pensione. Ricordiamo, comunque, che la riforma previdenziale è da sempre stata uno dei punti cardine del partito socialdemocratico, fin dalla campagna elettorale.

I cittadini danesi si alzano la mattina e vanno a lavorare con acciacchi e dolori - ha spiegato Mette Frederiksen -. Metteremo in atto un nuovo programma per quelli che sono stati sul posto di lavoro da più tempo che hanno pagato le tasse per tutta la vita professionale e hanno svolto alcuni dei lavori più duri e faticosi. Dovresti poter smettere di lavorare prima di essere esausto. La vita in pensione dovrebbe essere buona e in salute, il che significa avere diversi anni per passare il tempo a coltivare i propri interessi e stare con la propria famiglia. Dovrebbe essere un diritto.

La nuova misura che dovrebbe andare incontro ai lavoratori prevede un modello che permette di entrare in pensione con un anno di anticipo nel caso in cui si abbiano 42 anni di contributi, due anni in anticipo con 43 anni di contributi e tre anni prima nel caso si avessero 44 anni di contributi.

Pensioni: cosa accade in Italia!

Giusto per non farci mancare alcunché in Italia si torna a parlare di Quota 41 per tutti. Ad aprire a questa possibilità sarebbe stata Nunzia Catalfo, Ministro per il lavoro. Come molti ben sapranno, nelle prossime settimane si dovrebbe discutere della famosa riforma delle pensioni. Al centro del dibattito dovrebbero esserci gli interventi di breve periodo, tra i quali dovrebbe rientrare anche l'ipotesi della proroga di Opzione Donna e l'estensione dei beneficiari della quattordicesima, ma anche individuare delle misure di flessibilità che dovrebbero prendere il posto di Quota 100 dal 1° gennaio 2022.

Una delle ipotesi iniziali, portate avanti a suo tempo dal Governo M5S - Lega, prevedeva di introdurre Quota 100 per poi passare a Quota 41. Il passaggio avrebbe coinvolto tutti i lavoratori. Con il cambio di maggioranza sembrava che questo progetto fosse finito in archivio, ma in queste ultime ore sembra che sia stato tirato di nuovo fuori ed il Governo Conte bis sembra voler procedere verso questa direzione. All'interno del Movimento 5 Stella sembra che non sia mai stata abbandonata l'ipotesi di estendere a tutti i lavoratori la possibilità di entrare in pensione con 41 anni di contributi. La speranza è che il Partito Democratico possa convincersi in questo senso, purché ci siano alcune condizioni.

Ecco sono proprio le condizioni che orbiterebbero intorno a Quota 41 il nocciolo fondamentale del discorso. Sarà, infatti, necessario fissare alcuni paletti, perché si dovranno ridurre i costi di questa misura. L'Italia ha chiesto l'accesso alle risorse del recovery fund ed ogni spesa, anche quella previdenziale, sarà sottoposta ad un attenta vigilanza da parte dell'Unione europea. Molto difficilmente sarà dato il via libera ad una riforma delle pensioni che si porti dietro una crescita della spesa previdenziale.

Quota 41: quali sono le condizioni valide per tutti?

Bene! Nella nostra riforma delle pensioni si parla nuovamente di Quota 41. Ma quali sono i paletti o le condizioni che dovrebbero essere applicate perché questa misura possa entrare in vigore? Come prima cosa, per andare in pensione, sarà necessario aver raggiunto i 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica raggiunta. Contesutalmente sarà necessario possedere i seguenti requisiti:

  • essere dei lavoratori precoci, ossia aver maturato almeno 12 mesi di contributi nel momento in cui si compiva 19 anni;
  • rientrare nelle categorie che necessitno di una maggior tutela: disoccupati di lungo corso, invalidi al 74%, caregiver, lavoratori usuranti.

Queste, in sintesi, sarebbero le caratteristiche minime per poter rientrare tra quanti possono accedere a Quota 41. Sembra, comunque, ancora troppo presto per poter parlare di un allargamento della misura a tutti i lavoratori. Anche perché, tra i rumors che stanno circolando in queste ore, vi è anche quello che riguarda un ulteriore requisito, che potrebbe essere aggiunto. Quello dell'età: 62 anni. A questo punto, forse, invece di parlare di Quota 100, potremmo parlare di Quota 103!